- MDMA
- PSILOCIBINA
- KETAMINA
- IBOGAINA
- AYAHUASCA
- LSD
- 5-MeO-DMT
MDMA
(3,4-Metilendiossi-Metanfetamina)
Formula: C₁₁H₁₅NO₂
Classificazione: Entactogeno/Empatogeno stimolante
Tempo di azione: 30–45 minuti (per via orale)
Picco degli effetti: 1.5–3 ore
Storia
L’MDMA fu sintetizzata per la prima volta nel 1912 dal chimico tedesco Anton Köllisch per la casa farmaceutica Merck. Sebbene creata inizialmente per scopi farmaceutici, le sue proprietà psicoattive rimasero sconosciute per decenni.
Negli anni ’70, il chimico americano Alexander Shulgin riscoprì l’MDMA, sviluppando un nuovo metodo di sintesi e riconoscendone il potenziale terapeutico. La presentò allo psicoterapeuta Leo Zeff, che iniziò a utilizzarla in contesti psicoterapeutici e la diffuse tra altri terapeuti.
L’MDMA venne apprezzata per la sua capacità di facilitare l’apertura emotiva, la comunicazione e l’elaborazione dei traumi.
Farmacologia
- Classificazione principale: Entactogeno/Empatogeno
- Proprietà psichedeliche: L’MDMA può indurre effetti psichedelici lievi in alcune circostanze, ma non è considerata uno psichedelico classico come l’LSD, la mescalina, la psilocibina o il DMT.
L’MDMA è classificata come una feniletilamina, presenta proprietà. Presenta proprietà sia stimolanti che entactogene. Agisce principalmente inibendo il reuptake (ricaptazione) e promuovendo il rilascio di serotonina, dopamina e noradrenalina, aumentando così la loro concentrazione nelle sinapsi cerebrali.
L’elevata presenza di serotonina attiva diversi sottotipi di recettori serotoninergici, inclusi i recettori 5-HT2A, anche se questo non è considerato il principale meccanismo d’azione dell’MDMA (a differenza di altri psichedelici classici). L’MDMA stimola anche il rilascio di ossitocina, l’ormone associato all’attaccamento sociale e all’empatia.
Questo può portare a:
- Aumento dell’empatia e della connessione emotiva
- Riduzione dell’ansia sociale e delle difese psicologiche
- Sensazioni di benessere e apertura mentale
- Riduzione della fatica e aumento dell’energia
Rischi e Benefici
Benefici:
- Efficacia terapeutica: Studi clinici hanno dimostrato che la terapia assistita da MDMA può portare a significative riduzioni dei sintomi del PTSD.
- Effetto duraturo: I miglioramenti possono persistere nel tempo, riducendo la necessità di trattamenti a lungo termine.
- Aumento dell’apertura emotiva: Facilita l’elaborazione di traumi profondi in un ambiente terapeutico sicuro.
- Effetti positivi sull’ansia in adulti affetti da autismo
- Effetti positivi per la riduzione dei sintomi delle dipendenze associate al PTSD.
Rischi:
- Effetti collaterali fisici: Aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, possibile tensione muscolare e nausea.
- Effetti psicologici: Ansia, paranoia o disorientamento in alcuni individui.
- Problemi di salute preesistenti: Il consumo di MDMA può influire negativamente su problemi di salute preesistenti come ipertensione, malattie cardiovascolari, del fegato o dei reni, diabete, glaucoma ed epilessia.
- Dosi elevate: Il consumo di MDMA in dosi elevate aumenta il rischio di sperimentare gli effetti indesiderati.
- L’uso ripetuto in dosi elevate può portare anche a una sindrome della serotonina.
È fondamentale che l’MDMA sia somministrata in un contesto clinico con professionisti qualificati per minimizzare i rischi.
Protocolli di Somministrazione e Processo
Il protocollo sviluppato da MAPS per la terapia assistita da MDMA, attualmente utilizzato nella Fase 3 dei trial clinici, enfatizza l’importanza cruciale della psicoterapia per l’intera durata del trattamento.
Struttura del Trattamento:
- 3 sessioni di psicoterapia assistita da MDMA (circa 8 ore ciascuna) con due terapeuti qualificati.
- 12 sessioni senza MDMA (90 minuti ciascuna), suddivise tra preparazione e integrazione.
Dettagli del Protocollo:
Fase di Preparazione (Prime 4 settimane):
- 3 sedute preliminari senza MDMA.
- Obiettivo: Costruire una relazione terapeutica solida e preparare il paziente all’esperienza.
- In questa fase i farmaci del paziente vengono gradualmente sospesi (questo processo può durare da alcune settimane a diversi mesi)
Fase di Preparazione (prime 3–5 settimane):
Sono previste 3 sessioni preparatorie senza MDMA, con entrambi i terapeuti.
Obiettivo: costruire una relazione terapeutica sicura, informare il paziente sull’esperienza con MDMA e stabilire le basi per l’esplorazione psicologica.
Nota sui farmaci: nei trial clinici, la sospensione di farmaci psichiatrici (es. SSRI, SNRI, benzodiazepine) può essere necessaria per motivi di sicurezza farmacologica e per evitare interazioni. Tuttavia,
- non avviene necessariamente durante la fase di preparazione clinica vera e propria,
- può iniziare settimane o mesi prima del primo incontro terapeutico,
- e viene gestita caso per caso da un medico, mai dai terapeuti.
Cicli di Trattamento Attivo
3 moduli ripetuti, ciascuno composto da:
- 1 sessione con MDMA
- 3 sessioni di integrazione senza MDMA
Intervallo tra le sessioni con MDMA: 3–4 settimane per permettere l’elaborazione e l’integrazione delle esperienze.
Le sessioni di integrazione sono volte ad aiutare il paziente ad integrare e capire il contenuto della sessione con l’MDMA.
Per operare secondo il protocollo MAPS, i professionisti devono completare:
- 100 ore di formazione specifica sulla terapia assistita da MDMA.
- 45 ore di supervisione clinica per ottenere la certificazione.
Stadio di Approvazione e Organizzazioni Coinvolte
L’MDMA è attualmente nella fase finale di sperimentazione clinica (Fase 3) per il trattamento
del PTSD. Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration (FDA) ha concesso la designazione di
“Breakthrough Therapy” nel 2017 per il PTSD, riconoscendo il suo potenziale terapeutico
significativo. MAPS è leader nella ricerca sull’MDMA e sta conducendo studi clinici in
collaborazione con istituti di ricerca internazionali.
L’MDMA ha completato la fase 3 di sperimentazione clinica per il trattamento del disturbo da
stress post-traumatico (PTSD).
La ricerca clinica è stata guidata da MAPS (Multidisciplinary Association for Psychedelic
Studies) attraverso la sua società benefit, inizialmente chiamata MAPS PBC, oggi rinominata
Lykos Therapeutics.
Aggiornamento sull’approvazione (USA): il 9 agosto 2024 la FDA ha emesso una Complete Response Letter sull’NDA di Lykos per MDMA-assisted therapy nel PTSD, richiedendo un ulteriore studio di Fase 3 per rafforzare i dati di sicurezza ed efficacia, anche alla luce di criticità metodologiche (es. functional unblinding) emerse. Lykos è attivamente impegnata nel percorso di riesame e ripresentazione, avendo avviato interlocuzioni con FDA e raccolto nuovi finanziamenti per sostenere le attività necessarie.
Ricerche inerenti e bibliografia
- Effects of MDMA-assisted therapy for PTSD on self-experience. PLoS One, 19(1). van der Kolk, B. A., Wang, J. B., Yehuda, R., Bedrosian, L., Coker, A. R., Harrison, C., Mithoefer, M., Yazar-Klosinki, B., Emerson, A., Doblin, R. (2024)
- MDMA‑assisted therapy for moderate to severe PTSD: a randomized, placebo‑controlled phase 3 trial. Nature Medicine, 29(9), 2473–2480. Mitchell, J. M., Ot’alora G., M., van der Kolk, B., Forman, J., … Mithoefer, M. C. (2023)
- The effects of MDMA‑assisted therapy on alcohol and substance use in a phase 3 trial for treatment of severe PTSD. Drug and Alcohol Dependence, 233, 109356. Mitchell, J. M., Bogenschutz, M., Lilienstein, A., van der Kolk, B., … Mithoefer, M. C. (2022)
- MDMA‑assisted therapy for severe PTSD: a randomized, double‑blind, placebo‑controlled phase 3 study. Nature Medicine, 27(6), 1025–1033. Mitchell, J. M., Bogenschutz, M., Lilienstein, A., Harrison, C., Kleiman, S., Parker‑Guilbert, K., Ot’alora G., M., … Mithoefer, M. C. (2021)
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Psilocibina
(4-fosforilossi-N,N-dimetiltriptamina)
Formula chimica: C₁₂H₁₇N₂O₄P
Classificazione: Psichedelico classico (triptamina)
Tempo di azione (inizio degli effetti): 20-40 minuti
Picco degli effetti: 2-3 ore
Storia
La psilocibina è un composto psichedelico presente in oltre 200 specie di funghi del genere Cubensis, comunemente noti come “funghi magici” o “funghi allucinogeni”. Si stima che questi funghi furono inizialmente utilizzati durante il periodo del Pliocene (5.3 milioni di anni fa).
La psilocibina è un composto psichedelico presente in oltre 200 specie di funghi appartenenti a diversi generi, tra cui Psilocybe, Panaeolus e Gymnopilus. Questi funghi, comunemente noti come “funghi magici” o “funghi allucinogeni”, sono stati utilizzati a fini rituali e spirituali da diverse culture umane.
L’affermazione che questi funghi fossero usati già nel Pliocene (5,3 milioni di anni fa) è una speculazione priva di fondamento scientifico e non supportata da evidenze fossili o archeologiche. Infatti, il genere Homo non era ancora comparso in quel periodo.
I più antichi reperti archeologici che suggeriscono un possibile uso rituale di funghi psicoattivi provengono da siti in Mesoamerica, come le “mushroom stones” trovate in Guatemala e Messico, databili a circa 1000 a.C. Inoltre, fonti etnografiche moderne confermano l’uso tradizionale e cerimoniale di funghi contenenti psilocibina presso popolazioni indigene come i Mazatechi, Maya, Mixtechi e Zapotechi.
L’uso di questi funghi risale a millenni fa, e ne sono state ritrovate testimonianze in vari continenti, dall’Africa, all’Europa, all’America Centrale, dove venivano utilizzati in contesti rituali e spirituali presso le culture indigene messicane. Il compito di somministrare durante le cerimonie quello che gli Aztechi chiamavano “carne degli dèi” era riservato alle curandere ed ai curanderos, medici-sciamani che agivano da connettori tra lo spirito dei funghi e la comunità.
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Nel 1957, il banchiere e micologo R. Gordon Wasson portò l’attenzione degli occidentali sulla psilocibina dopo aver partecipato con la moglie, l’etnomicologa Valentina Pavlovna, a una cerimonia mazateca in Messico. Ad officiare la “velada” era stata la curandera e poeta Maria Sabina. Wasson pubblicò un articolo sulla rivista “Life” intitolato “Seeking the Magic Mushroom”, con tanto di foto della curandera officiante, che suscitò grande interesse.
Nel 1958, il chimico svizzero Albert Hofmann, noto per aver sintetizzato l’LSD, isolò e sintetizzò per la prima volta la psilocibina in laboratorio, e si dice che perfino Maria Sabina ne avrebbe successivamente convalidata l’efficacia.
Negli anni ’60 la psilocibina fu oggetto di numerosi studi per il suo potenziale terapeutico nel trattamento di disturbi mentali come la depressione. Tuttavia, a causa delle crescenti preoccupazioni legate all’uso ricreativo degli psichedelici e alle pressioni politiche, la ricerca fu interrotta con l’entrata in vigore di leggi restrittive (la “war on drugs” del presidente Nixon) alla fine di quel decennio.
Contesto Antropologico
e Culturale
I funghi contenenti psilocibina hanno una lunga tradizione d’uso nelle pratiche spirituali e curative di diverse culture indigene come i Mazatechi, i Mixtechi e gli Aztechi. Venivano utilizzati per:
- rituali religiosi e cerimonie sciamaniche
- guarigioni fisiche e spirituali
- divinazioni e comunicazioni con il mondo degli spiriti
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Negli anni ’60, la psilocibina divenne un simbolo dell’esplorazione della coscienza e della controcultura occidentale. Dopo la pubblicazione dell’articolo di R. Gordon Wasson su Life Magazine nel 1957, intitolato “Seeking the Magic Mushroom”, l’interesse per gli psichedelici naturali si diffuse anche tra intellettuali, artisti e celebrità.
Aldous Huxley, Timothy Leary e Richard Alpert (poi Ram Dass) furono tra i principali promotori dell’uso psichedelico in Occidente.
I professori Leary e Alpert avviarono nel 1960 l’Harvard Psilocybin Project, un progetto di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia di Harvard, volto a studiare gli effetti della psilocibina su studenti, volontari e artisti, spesso al di fuori di un contesto clinico standardizzato.
Timothy Leary divenne una figura centrale della psichedelia americana, promuovendo pubblicamente l’uso degli psichedelici come strumenti di trasformazione personale e sociale. Il suo approccio altamente mediatico contribuì sia alla popolarità iniziale della psilocibina che alla sua successiva stigmatizzazione e proibizione, culminata con la sua classificazione come sostanza illegale alla fine degli anni ’60.
Negli ultimi anni si sta registrando un rinnovato interesse per la psilocibina come strumento terapeutico, con studi sempre più numerosi che ne esplorano l’uso e l’efficacia per il trattamento di vari disagi mentali, in particolare per la depressione resistente ai farmaci e per le dipendenze.
Farmacologia
- Classificazione principale: Psichedelico classico
- Proprietà psichedeliche: La psilocibina induce effetti psichedelici intensi, caratterizzati da alterazioni percettive, emotive e cognitive. Può facilitare esperienze mistiche o trascendenti, stati di profonda introspezione e un accentuato senso di connessione con sé stessi, con gli altri e con la natura. In alcuni casi, può verificarsi una dissoluzione dell’ego (ego dissolution), ovvero una temporanea perdita della percezione del sé come entità separata.
La psilocibina è un profarmaco che, una volta ingerito, viene convertito dal corpo in psilocina, il composto attivo che attraversa la barriera emato-encefalica.
Effetti principali:
- Alterazioni percettive: modifiche nella percezione visiva, uditiva e tattile
- Espansione della consapevolezza emotiva e cognitiva
- Esperienze mistiche o di trascendenza
- Senso di connessione con sé stessi, gli altri e l’ambiente
Rischi e Benefici
Benefici:
- Trattamento della depressione resistente: studi clinici hanno mostrato miglioramenti significativi in pazienti con depressione farmacoresistente.
- Riduzione dell’ansia associata a malattie terminali: può alleviare l’ansia e la sofferenza esistenziale in pazienti con diagnosi gravi.
- Aiuto nelle dipendenze: ricerca preliminare suggerisce efficacia nel trattamento delle dipendenze da alcol e tabacco.
- Coadiuvante dell’attivazione cerebrale e della neuroplasticità: può favorire non solo l’apertura emotiva del paziente, rendendo la psiche più ricettiva agli interventi psicoterapeutici mirati, ma anche stimolare la neuroplasticità.
- Gestione del dolore cronico: utilizzata in alcune condizioni dolorose refrattarie agli analgesici convenzionali.
- Fibromialgia: studi preliminari indicano risultati incoraggianti per la sicurezza e efficacia della psilocibina in pazienti con fibromialgia.
Benefici potenziali della psilocibina:
- Trattamento della depressione resistente
→ Studi clinici controllati hanno mostrato miglioramenti significativi in pazienti con depressione resistente ai trattamenti (TRD), inclusi studi di fase 2 condotti da COMPASS Pathways e dal Centre for Psychedelic Research dell’Imperial College London. - Riduzione dell’ansia associata a malattie terminali
→ Studi clinici condotti da Johns Hopkins e NYU hanno dimostrato che una singola dose di psilocibina, in contesto terapeutico, può ridurre significativamente ansia e angoscia esistenziale in pazienti con cancro avanzato. - Aiuto nelle dipendenze
→ Studi pilota indicano potenziale beneficio nel trattamento di alcolismo e dipendenza da tabacco. - Coadiuvante dell’attivazione cerebrale e della neuroplasticità
→ I dati preclinici e di neuroimaging suggeriscono che la psilocibina può stimolare la neuroplasticità (es. crescita di spine dendritiche, connettività cerebrale aumentata) e favorire una maggiore flessibilità psicologica. Tuttavia, questi effetti non sono ancora clinicamente misurati o standardizzati, quindi vanno descritti con prudenza. - Gestione del dolore cronico
→ Le ricerche su psilocibina e dolore cronico sono ancora molto limitate, anche se promettenti. Alcuni case report e trial esplorativi suggeriscono beneficio in condizioni come: cefalea a grappolo (cluster headache) e dolore neuropatico refrattario. Ma non esistono ancora studi di efficacia clinica su larga scala. - Fibromialgia
→ Sono in corso studi preliminari e sperimentali, ad esempio uno studio clinico condotto in Canada (MAPS Canada, Phase 2a in reclutamento nel 2024), ma nessun dato pubblicato definitivo finora.
Rischi:
Reazioni psicologiche avverse: Possibilità di ansia intensa, paranoia o confusione durante l’esperienza, note come “bad trip”.
Esacerbazione di disturbi mentali preesistenti: controindicata per persone con schizofrenia, psicosi o predisposizione a disturbi psicotici.
Effetti fisici: nausea, vertigini, aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca.
Flashback o disturbi persistenti della percezione: in rari casi, possono verificarsi sintomi persistenti.
Dosi elevate: il consumo di psilocibina in dosi elevate aumenta il rischio di sperimentare gli effetti indesiderati.
→ L’uso ripetuto in dosi elevate può portare anche a una sindrome della serotonina.
Rischi e potenziali effetti avversi della psilocibina:
- Reazioni psicologiche avverse
→ È possibile sperimentare ansia intensa, confusione, paura o paranoia, soprattutto in ambienti non controllati o con dosaggi elevati. Questi episodi sono comunemente noti come “bad trip”, e anche se in genere temporanei, possono risultare molto destabilizzanti. - Esacerbazione di disturbi mentali preesistenti
→ La psilocibina è controindicata in persone con storia personale o familiare di schizofrenia, psicosi o disturbi psicotici, poiché può scatenare o peggiorare sintomi psicotici latenti. - Effetti fisici
→ La psilocibina può causare nausea, vertigini, dilatazione pupillare, aumento temporaneo della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca. Questi effetti sono generalmente lievi e transitori, ma vanno monitorati in contesti clinici. - Flashback o Disturbo Persistente della Percezione (HPPD)
→ In casi molto rari, alcune persone possono sperimentare disturbi visivi ricorrenti o sensazioni simili all’esperienza psichedelica giorni o settimane dopo l’assunzione. Questa condizione è nota come HPPD (Hallucinogen Persisting Perception Disorder) ed è documentata ma poco frequente. - Dosi elevate
→ L’assunzione di dosi elevate di psilocibina aumenta il rischio di effetti psicologici avversi, inclusi ansia acuta, disorientamento o perdita di contatto con la realtà. È quindi importante che l’uso avvenga in contesti sicuri, con preparazione e supporto.
Interazioni farmacologiche
→ Il rischio di sindrome serotoninergica è estremamente raro e si presenta principalmente in caso di assunzione combinata con altri farmaci che aumentano i livelli di serotonina, come antidepressivi SSRI o MAOI. L’uso della psilocibina da sola, anche a dosi elevate, non è associato a questo rischio.
È fondamentale che la psilocibina sia somministrata in un ambiente controllato, sotto la supervisione di professionisti qualificati, per garantire la sicurezza del paziente.
Protocolli di Somministrazione e Processo
Il protocollo terapeutico con psilocibina combina la somministrazione della sostanza con sessioni di psicoterapia, seguendo un approccio integrato suddiviso in tre fasi: preparazione, somministrazione e integrazione.
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Struttura del Trattamento:
- Sessioni di Preparazione:
- Numero di sedute: Solitamente 2–3 incontri prima della sessione con psilocibina.
- Obiettivi:
- Stabilire una relazione di fiducia tra paziente e terapeuta
- Preparare il paziente all’esperienza psichedelica
- Definire intenti e aspettative terapeutiche
- Sessione Terapeutica con Psilocibina
- Durata: Circa 6–8 ore
- Ambiente: Setting sicuro, confortevole e privo di distrazioni, spesso con musica rilassante
- Supporto Terapeutico: Presenza continua di uno o due terapeuti per fornire sostegno emotivo e guida
- Sessioni di Integrazione:
- Numero di sedute: Almeno 1–2 incontri dopo la sessione
- Obiettivi:
- Elaborare e comprendere le esperienze vissute
- Integrare gli insight nella vita quotidiana
- Stabilire strategie per mantenere i benefici ottenuti
Formazione dei Terapeuti
- Formazione specifica sulla terapia assistita da psichedelici
- Competenze cliniche nella gestione di stati alterati di coscienza
- Conoscenza approfondita della psilocibina e dei suoi effetti
- Adesione ai protocolli etici e alle linee guida cliniche
Stadio di Approvazione e Organizzazioni Coinvolte
Stati Uniti:
- La FDA ha concesso alla psilocibina la designazione di “Breakthrough Therapy” per la depressione resistente al trattamento nel 2019, accelerando il processo di ricerca
- Studi di Fase 2 e 3 sono in corso con risultati promettenti
Europa:
Interesse crescente nella comunità scientifica e medica
L’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) sta valutando i dati degli studi clinici
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Organizzazioni Coinvolte:
Organizzazioni coinvolte nella ricerca sulla psilocibina:
- COMPASS Pathways
- Azienda biofarmaceutica focalizzata sulla ricerca clinica della psilocibina sintetica brevettata (COMP360) per la depressione resistente al trattamento (TRD).
- Conduce studi multicentrici di fase 2 e fase 3 in Europa e Stati Uniti, con l’obiettivo di ottenere l’approvazione regolatoria da FDA ed EMA.
- Usona Institute
- Organizzazione no-profit statunitense impegnata nella ricerca clinica sulla psilocibina naturale per la depressione maggiore (MDD).
- Promuove studi di fase 2 in collaborazione con università pubbliche e ospedali. È nota per sostenere ricerca indipendente e accesso equo ai trattamenti psichedelici.
- Johns Hopkins Center for Psychedelic and Consciousness Research
- Centro accademico leader nella ricerca sugli psichedelici a livello globale.
- Ha condotto studi pionieristici sull’uso della psilocibina in contesti terapeutici e spirituali.
- MAPS (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies)
- Storicamente focalizzata sull’MDMA per il PTSD, MAPS ha sostenuto la ricerca psichedelica nel suo complesso, incluso il supporto iniziale a studi su psilocibina, ibogaina e ayahuasca.
- Tuttavia, non è attualmente coinvolta direttamente nello sviluppo clinico della psilocibina.
- Imperial College London – Centre for Psychedelic Research
- Primo centro accademico europeo dedicato alla ricerca sugli psichedelici
- Ha condotto importanti studi clinici con psilocibina
Ricerche inerenti e bibliografia
- Trial of Psilocybin versus Escitalopram for Depression. New England Journal of Medicine, 387(16), 1460–1470. Carhart-Harris, R. L., Giribaldi, B., Watts, R., Baker-Jones, M., Murphy-Beiner, A., Murphy, R., Martell, J., Blemings, A., Fontijn, H., Erritzoe, D., Nutt, D. J. (2022)
- Percentage of Heavy Drinking Days Following Psilocybin‑Assisted Psychotherapy vs Placebo in the Treatment of Adult Patients With Alcohol Use Disorder: A Randomized Clinical Trial. JAMA Psychiatry, 79(10), 953–962. Bogenschutz, M. P., Ross, S., Bhatt, S., Baron, T., Forcehimes, A. A., Laska, E., Mennenga, S. E., O’Donnell, K., Owens, L. T., Podrebarac, S., Rotrosen, J., Tonigan, J. S., & Worth, L. (2022)
- The Potential of Psychedelics for End of Life and Palliative Care. Current Topics in Behavioral Neuroscience, 56, 169–184. Yaden, D. B., Nayak, S. M., Gukasyan, N., Anderson, B. T., Griffiths, R. R. (2022)
- Effects of Psilocybin‑Assisted Therapy on Major Depressive Disorder: A Randomized Clinical Trial. JAMA Psychiatry, 78(5), 481–489. Davis, A. K., Barrett, F. S., May, D. G., Cosimano, M. P., Sepeda, N. D., Johnson, M. W., Finan, P. H., … Griffiths, R. R. (2020)
- Psilocybin produces substantial and sustained decreases in depression and anxiety in patients with life‑threatening cancer: A randomized double‑blind trial. Journal of Psychopharmacology, 30(12), 1181–1197. Griffiths, R. R., Johnson, M. W., Carducci, M. A., Umbricht, A., Richards, W. A., Richards, B. D., Cosimano, M. P., & Klinedinst, M. A. (2016)
Ketamina
(2-(2-clorofenil)-2-(metilamino)cicloesanone)
Formula chimica: C₁₃H₁₆ClNO
Classificazione: Anestetico dissociativo
Tempo di azione (inizio degli effetti): 5–10 minuti (intramuscolare o endovenosa), 2–5 minuti (intranasale)
Picco degli effetti: 30 minuti – 1 ora
Storia
La ketamina è un anestetico dissociativo sintetizzato per la prima volta nel 1962 dal chimico americano Calvin L. Stevens presso la Wayne State University. Fu approvata dalla FDA nel 1970 per uso umano e veterinario come anestetico generale, alternativa alla fenciclidina (PCP) con minori effetti collaterali.
Durante la Guerra del Vietnam, fu utilizzata come anestetico sul campo di battaglia. In seguito divenne importante in pediatria e in emergenza.
Negli anni ‘70 emerse il suo uso psicoattivo, inizialmente sperimentato da psiconauti. Negli ultimi decenni, è stata studiata per il trattamento della depressione resistente al trattamento in adulti e adolescenti.
Contesto Antropologico
e Culturale
Oltre all’uso medico, la ketamina è stata utilizzata anche a scopi ricreativi per i suoi effetti dissociativi e psichedelici, portando alla sua regolamentazione.
È associata a movimenti artistici e musicali, ma oggi la comunità scientifica si focalizza sul suo uso terapeutico in ambiente clinico sicuro.
Farmacologia
- Classificazione principale: Anestetico dissociativo
- Proprietà psichedeliche: Include effetti dissociativi, alterazioni percettive e esperienze extra corporee (K-hole). Differisce dagli psichedelici classici per meccanismo d’azione.
La ketamina agisce come antagonista dei recettori NMDA, coinvolti nella trasmissione del glutammato. Produce effetti dissociativi, analgesici e anestetici.
Stimola la neuroplasticità, in particolare in aree come la corteccia prefrontale e l’ippocampo. Interagisce anche con i recettori μ-oppiacei (mu) in misura minore.
Effetti principali:
- Anestesia e analgesia
- Dissociazione
- Modulazione dell’umore con effetti antidepressivi rapidi e prolungati
Rischi e Benefici
Benefici:
- Trattamento della depressione resistente
- Depressione maggiore con effetti duraturi
- Riduzione dei sintomi suicidari
- Gestione del dolore cronico
- Supporto per disturbo da uso di alcol
- Coadiuvante della neuroplasticità e apertura emotiva
Rischi:
- Effetti psicologici avversi: ansia, agitazione, allucinazioni
- Dipendenza e abuso
- Effetti fisici: ipertensione, nausea, vomito
- Danni alla vescica con uso cronico
- Dosi elevate: rischio di delirio, immobilità, K-hole
Essenziale l’uso in contesto clinico monitorato da professionisti.
Protocolli di Somministrazione e Processo
L’uso terapeutico della ketamina per la depressione resistente prevede protocolli specifici che combinano la somministrazione della sostanza con supporto psicoterapeutico.
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Struttura del Trattamento:
- Valutazione Pre-Trattamento:
- Numero di sedute: Solitamente 2-3 incontri prima della sessione con psilocibina.
- Obiettivi:
- Valutare l’idoneità del paziente al trattamento con ketamina.
- Escludere controindicazioni mediche o psichiatriche.
- Stabilire una linea di base per i sintomi.
Somministrazione della ketamina:
- Endovenosa (IV): è la via più studiata e utilizzata in ambito clinico e di ricerca. L’infusione avviene lentamente in circa 40 minuti, con una dose tipica di 0,5 mg/kg. Garantisce elevata biodisponibilità (~100%) e permette un controllo preciso degli effetti.
- Intramuscolare (IM): usata in contesti terapeutici e talvolta emergenziali. Ha una biodisponibilità elevata (~90–95%) e produce un effetto più rapido e intenso rispetto all’infusione IV, ma con minor controllo sulla dose. Il picco di effetto si verifica in genere entro 5–10 minuti.
- Intranasale: utilizzata per l’esketamina (Spravato®), approvata da FDA e EMA per la depressione resistente al trattamento. Somministrata in ambiente controllato, ha una biodisponibilità del 48% circa.
- Orale o Sublinguale: vie meno comuni in ambito clinico, ma usate in protocolli off-label, soprattutto nella psicoterapia assistita da ketamina. La biodisponibilità orale è bassa (~17–30%), quella sublinguale leggermente superiore (~25–50%). Gli effetti sono meno prevedibili.
Dosaggio:
- Dosi sub-anestetiche, generalmente molto inferiori a quelle utilizzate per l’anestesia.
Ambiente Clinico:
- Setting tranquillo e confortevole.
- Monitoraggio dei segni vitali durante e dopo la somministrazione.
- Presenza di personale medico per gestire eventuali effetti avversi.
Supporto Terapeutico:
- Sedute integrate per massimizzare i benefici del trattamento.
- Aiutano il paziente a elaborare le esperienze e integrare gli effetti nel percorso di guarigione.
Follow-up Post-Trattamento:
- Monitoraggio dei sintomi e degli effetti a lungo termine.
- Pianificazione di eventuali sessioni aggiuntive o terapie di mantenimento.
Formazione dei Terapeuti:
- Formazione specifica sull’uso clinico della ketamina.
- Competenze nella gestione degli effetti dissociativi e nel supporto al paziente durante l’esperienza.
- Conoscenza delle linee guida e dei protocolli di sicurezza.
Stadio di Approvazione e Organizzazioni Coinvolte
Stati Uniti:
- Nel 2013, la FDA (Food and Drug Administration) ha conferito alla esketamina (non alla ketamina racemica) la designazione di “breakthrough therapy” per la depressione resistente al trattamento.
- Nel 2019, la FDA ha approvato l’esketamina intranasale (nome commerciale: Spravato®) in combinazione con un antidepressivo orale, per pazienti adulti con depressione resistente alla terapia (TRD).
- Successivamente, l’indicazione è stata estesa anche a situazioni di depressione con rischio suicidario acuto.
Italia:
- Nel 2023, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha approvato l’esketamina intranasale (Spravato) per la depressione resistente alla terapia, in linea con le indicazioni EMA (European Medicines Agency).
- L’esketamina è disponibile solo tramite un programma di accesso controllato, che prevede la somministrazione esclusivamente in strutture sanitarie autorizzate con monitoraggio medico per almeno due ore dopo ogni dose, come richiesto dal programma REMS (Risk Evaluation and Mitigation Strategy) negli USA e da protocolli simili in Europa.
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Organizzazioni Coinvolte:
Industria farmaceutica:
- Johnson & Johnson (Janssen Pharmaceuticals): ha sviluppato e commercializzato l’esketamina intranasale con il nome Spravato®, approvato da FDA (2019) e EMA/AIFA (2023) per la depressione resistente al trattamento (TRD).
- Janssen conduce studi clinici registrativi e post-marketing e ha promosso programmi per garantire accesso sicuro e controllato, come il sistema REMS negli Stati Uniti.
Cliniche specializzate:
- Numerose cliniche negli Stati Uniti, Europa, Canada e Australia offrono trattamenti con ketamina racemica (IV, IM, orale/sublinguale) o esketamina (intranasale) per indicazioni come:
- Depressione resistente al trattamento
- Disturbo post-traumatico da stress (PTSD)
- Ansia severa e dolore cronico
- Operano secondo linee guida cliniche, spesso elaborate da organizzazioni come:
- American Society of Ketamine Physicians, Psychotherapists, and Practitioners (ASKP3)
- Canadian Network for Mood and Anxiety Treatments (CANMAT)
- Protocolli locali/nazionali nei Paesi UE
Organizzazioni di ricerca:
- National Institute of Mental Health (NIMH): ente governativo statunitense che ha finanziato studi fondamentali sull’uso della ketamina nella depressione, inclusi trial su meccanismi rapidi di azione e applicazioni nei casi a rischio suicidario.
- Università e centri di ricerca:
- Yale University
- Icahn School of Medicine at Mount Sinai (New York)
- Università di Oxford
- Imperial College London
- Karolinska Institute
- Altre università europee impegnate nello studio di ketamina/esketamina per depressione, alcolismo e dolore.
Ricerche inerenti e bibliografia
- Extended‑Release Ketamine for Treatment‑Resistant Depression with Implications for Pain Management. Nature Medicine, 30, 2004–2009. Glue, P., Loo, C., Fam, J., Lane, H.-Y., Young, A. H., Surman, P., & BEDROC study investigators. (2024)
- Adjunctive Ketamine With Relapse Prevention‑Based Psychological Therapy in the Treatment of Alcohol Use Disorder. Addiction, 179, 152–162. Streijger, F., Benson, T., et al. (2022)
- Long-term safety of ketamine and esketamine in treatment of depression. Expert Opinion on Drug Safety, 21(6), 777–787. Nikayin, S., Murphy, E., Krystal, J. H., & Wilkinson, S. T. (2022)
- Synthesizing the Evidence for Ketamine and Esketamine in Treatment‑Resistant Depression: An International Expert Opinion on the Available Evidence and Implementation. American Journal of Psychiatry, 178(5), 383–399. McIntyre, R. S., Rosenblat, J. D., et al. (2021)
Ibogaina
(10-methoxyibogamine)
Formula chimica: C₂₀H₂₆N₂O
Classificazione: Psychedelic; dissociative; tryptamine
Tempo di azione (inizio degli effetti): 30–120 minuti
Picco degli effetti: 4–8 ore, con possibile estensione fino a 12–24 ore.
Storia
L’ibogaina (12-metossibogamina) è un alcaloide indolico presente nella corteccia delle radici di piante appartenenti alla famiglia delle Apocinaceae, in particolare dell’arbusto Tabernanthe iboga, originario delle foreste pluviali dell’Africa centrale e occidentale, in paesi come Gabon, Camerun e Congo.
La pianta viene tradizionalmente utilizzata nei riti spirituali, d’iniziazione e di guarigione da popolazioni come i Bwiti del Gabon, che la considerano una pianta sacra. Le prime testimonianze documentate dell’uso rituale risalgono a tempi precoloniali, e analisi archeobotaniche, tra cui tracce di carbone e radici in siti sacri, suggeriscono un uso rituale plausibile da almeno 1.000–2.000 anni, ma non esistono prove archeologiche definitive che datino l’uso a una precisa epoca.
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L’ibogaina fu isolata per la prima volta nel 1901 dal chimico francese Dybowski, insieme a Landrin, e la sua struttura chimica venne chiarita nel 1960. A partire dagli anni ’60, attirò l’attenzione in Occidente per il suo potenziale nel trattamento delle dipendenze, grazie anche all’esperienza personale di Howard Lotsof, un ex-eroinomane che nel 1962 riferì la scomparsa dei sintomi di astinenza dopo l’assunzione di ibogaina. I suoi sforzi portarono alla diffusione del suo uso sperimentale e alla fondazione di diversi movimenti e cliniche non ufficiali.
Nonostante il suo potenziale, l’ibogaina è stata classificata come sostanza controllata in numerosi paesi a causa dei suoi effetti psicoattivi, dei rischi cardiovascolari e della mancanza di studi clinici estesi. Negli Stati Uniti, l’ibogaina fu inserita nella Schedule I con il Controlled Substances Act del 1970, insieme a molte altre sostanze psichedeliche. Divieti simili sono in vigore in gran parte dell’Europa (es. Francia, Svezia, Belgio).
Tuttavia, in paesi come il Sudafrica, la Nuova Zelanda e lo Stato di San Paolo (Brasile), l’ibogaina è classificata come medicinale su prescrizione, utilizzata in contesti terapeutici per il trattamento delle dipendenze.
In molti altri paesi – tra cui Messico, Costa Rica, Colombia, e Brasile al di fuori dello stato di San Paolo – la sostanza si trova in una zona grigia legale: non approvata formalmente come farmaco, ma neanche espressamente proibita, permettendo così il funzionamento di cliniche private.
Questo scenario ha contribuito alla crescita del cosiddetto “turismo dell’ibogaina”, con individui provenienti da Stati Uniti, Canada e Europa che si recano in cliniche in America Latina o Sudafrica, spesso pagando cifre elevate per una singola sessione terapeutica, talvolta con scarsa supervisione medica o standard clinici eterogenei.
Contesto Antropologico
e Culturale
L’ibogaina è un alcaloide psicoattivo presente nella radice della Tabernanthe iboga, pianta originaria delle foreste pluviali del Gabon. È usata da secoli, in particolare all’interno del culto spirituale dei Bwiti, per riti di iniziazione, guarigione, e connessione con gli antenati. L’esperienza è caratterizzata da visioni profonde, introspezione e trasformazione psichica.
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Negli anni ’80 e ’90, l’ibogaina ha attirato l’interesse dell’Occidente come potenziale trattamento per le dipendenze e, più recentemente, per il PTSD. Uno studio del 2020 su 51 veterani statunitensi trattati in Messico con ibogaina e 5-MeO-DMT ha mostrato riduzioni significative dei sintomi di trauma, con molti partecipanti che hanno descritto l’esperienza come spiritualmente trasformativa.
Attualmente, gran parte dell’ibogaina in commercio proviene da fonti non sostenibili o illegali, con piante trafugate dalle foreste del Gabon. Questo ha sollevato gravi preoccupazioni ecologiche, culturali e etiche, spingendo alla promozione di coltivazioni sostenibili e all’inclusione delle comunità indigene nei processi decisionali.
Farmacologia
- Classificazione principale: Psichedelico dissociativo, oneirogeno (induttore di sogni)
- Proprietà psichedeliche: L’ibogaina induce profonde esperienze, caratterizzate da intense visioni, introspezione e potenziale elaborazione di traumi passati.
L’ibogaina è un alcaloide psichedelico atipico e oneirogeno, che agisce su più sistemi neurotrasmettitoriali, tra cui serotonina, dopamina, glutammato e oppioidi. Induce profonde esperienze psichedeliche, spesso di tipo visionario e introspettivo, accompagnate da un potenziale riemergere ed elaborazione di traumi. Il suo meccanismo anti-dipendenza è multifattoriale: riduce il craving e i sintomi di astinenza, modula le vie cerebrali della compulsione e della ricompensa, e facilita una rielaborazione psicologica delle cause profonde del comportamento di dipendenza, spesso già dopo una singola somministrazione. Inoltre, l’ibogaina promuove neuroplasticità e riparazione neuronale, facilitando così un processo di trasformazione personale e recupero neuropsicologico.
Effetti principali:
- Interruzione dei sintomi di astinenza: Riduzione dei sintomi fisici associati all’astinenza da oppiacei e altre sostanze.
- Esperienze psichedeliche profonde: Visioni e introspezione che possono aiutare nell’elaborazione di traumi e comportamenti dipendenti.
- Modulazione dell’umore: Possibile miglioramento dell’umore e riduzione del desiderio di sostanze.
Rischi e Benefici
Benefici:
- Trattamento delle dipendenze
- L’ibogaina può interrompere o attenuare i sintomi di astinenza da oppiacei, alcol, cocaina e altre sostanze, talvolta già dopo una sola dose.
- Riduce in modo significativo il craving, fornendo una “finestra terapeutica” utile per l’avvio di programmi di disintossicazione, riabilitazione e supporto psicoterapeutico.
- Introspezione e rielaborazione psicologica
- Induce esperienze visionarie e introspective che possono facilitare la comprensione delle dinamiche interiori legate alla dipendenza.
- Può avere un impatto trasformativo su autopercezione, motivazione al cambiamento e senso di significato.
Rischi:
- Cardiotossicità
- Può causare gravi alterazioni del ritmo cardiaco (es. prolungamento dell’intervallo QT).
- Richiede monitoraggio ECG e screening medico.
- Neurotossicità
- Possibili effetti a dosi molto elevate negli animali. Nessuna prova definitiva di neurotossicità clinica a dosi terapeutiche.
- Interazioni farmacologiche
- L’ibogaina è metabolizzata dal citocromo P450 (CYP2D6) e può interagire con numerosi farmaci (antidepressivi, oppioidi, alcol, ecc.).
- Effetti psicologici avversi
- Ansia, paranoia, disorientamento, confusione in assenza di preparazione o supporto.
- Mortalità
- Sono documentati decessi in contesti non regolamentati, spesso per complicanze cardiache.
- Dosi elevate
- Aumentano il rischio di convulsioni, deliri o arresto cardiaco. È essenziale un ambiente clinico, screening medico e supporto terapeutico per la sicurezza del trattamento.
Protocolli di Somministrazione e Processo
L’uso terapeutico dell’ibogaina per la depressione resistente prevede protocolli specifici che combinano la somministrazione della sostanza con supporto psicoterapeutico.
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Struttura del Trattamento:
- Valutazione Pre-Trattamento:
- Valutazione cardiaca (ECG) per escludere anomalie
- Analisi del sangue per verificare la funzionalità epatica e renale
- Anamnesi dettagliata:
- Storia medica e psichiatrica
- Uso di sostanze e farmaci attuali
- Somministrazione dell’ibogaina (orale):
- Dose test: piccola dose iniziale per valutare la tolleranza individuale
- Dose terapeutica: somministrata dopo la dose test, basata sul peso corporeo e sulle esigenze del paziente
- Ambiente Clinico:
- Setting sicuro e confortevole
- Monitoraggio costante dei segni vitali (frequenza cardiaca, pressione sanguigna, saturazione di ossigeno)
- Presenza di personale medico per gestire eventuali emergenze
- Supporto Terapeutico:
- Supporto emotivo e monitoraggio degli effetti psicologici
- Sessioni di Integrazione:
- Dopo l’esperienza, per elaborare le intuizioni e pianificare il recupero a lungo termine
- Piano di Riabilitazione:
- Collegamento con programmi di supporto, terapia individuale o di gruppo
- Competenza medica:
- Medici con esperienza in tossicologia, cardiologia o medicina d’urgenza
- Formazione specifica sull’ibogaina:
- Conoscenza approfondita dei suoi effetti farmacologici e dei protocolli di sicurezza
- Supporto psicoterapeutico:
- Terapeuti formati nella gestione di esperienze psichedeliche e nell’assistenza a pazienti con dipendenze
Stadio di Approvazione e Organizzazioni Coinvolte
- Ricerca Limitata:
- A causa della classificazione legale restrittiva in molti Paesi, la ricerca clinica sull’ibogaina è limitata.
- Non approvata da FDA o EMA:
- L’ibogaina non è approvata come farmaco per alcuna indicazione negli Stati Uniti o nell’Unione Europea. È classificata come Schedule I (USA) e Tabella I (Italia), limitando l’uso medico e la ricerca.
- Ricerca limitata ma crescente:
- A causa della sua classificazione legale restrittiva, la ricerca clinica ufficiale è limitata. Tuttavia, sono attivi studi sperimentali condotti da:
- MAPS
- ICEERS
- Università e centri in America, Sud America, Svizzera, Spagna e Sudafrica
- A causa della sua classificazione legale restrittiva, la ricerca clinica ufficiale è limitata. Tuttavia, sono attivi studi sperimentali condotti da:
- Paesi dove il trattamento con ibogaina è regolato:
- Messico: non regolamentata – uso clinico legale in contesti privati
- Nuova Zelanda: legale su prescrizione medica
- Sudafrica: autorizzata come farmaco su prescrizione dal 2016
- Brasile (Stato di San Paolo): uso clinico regolato a livello statale
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Organizzazioni coinvolte nell’uso e nella ricerca sull’ibogaina:
- ICEERS (International Center for Ethnobotanical Education, Research & Service):
ONG spagnola che diffonde un approccio responsabile e culturalmente rispettoso all’uso di piante psicoattive tradizionali come l’iboga. Sostiene la ricerca scientifica, educazione pubblica e i diritti delle comunità indigene.
- Blessings of the Forest (aka Voice of the Forest):
Organizzazione con sede in Gabon, impegnata nella conservazione della biodiversità dell’iboga e nella tutela delle tradizioni spirituali Bwiti. Lavora contro il bracconaggio e promuove la coltivazione sostenibile e il rispetto del diritto culturale delle popolazioni locali.
- Americans for Ibogaine (AFI) – fondata da W. Bryan Hubbard:
Organizzazione statunitense che lavora per promuovere l’accesso medico regolamentato all’ibogaina per il trattamento delle dipendenze, traumi e condizioni mentali. Si occupa di advocacy, educazione pubblica, sensibilizzazione e sostegno alla ricerca clinica, ed è attiva nel promuovere iniziative legislative negli USA.
- Università e Centri di Ricerca:
Anche se la ricerca accademica sull’ibogaina è limitata nelle giurisdizioni più restrittive, alcuni istituti indipendenti hanno condotto studi:- Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Amsterdam
- Stanford Psychedelic Science Group (Stanford University), interessato agli effetti neurorestaurativi e terapeutici dell’ibogaina
- Altri centri in Brasile, Svizzera, Sudafrica e Messico, attivi in studi sperimentali
Ricerche inerenti e bibliografia
- Magnesium–ibogaine therapy in veterans with traumatic brain injuries. Nature Medicine, 30, 1–9. Cherian, K., Keynan, J. N., Anker, L., Faerman, A., et al. (2024)
- Psychoactive drug ibogaine effectively treats traumatic brain injury in special ops military vets. Stanford Medicine News – press release, not peer-reviewed. Dharsey, M. (2024)
- Psychedelics reopen the social reward learning critical period. Nature, 618, 790–798. Nardou, R., Sawyer, E., Song, Y. J., Wilkinson, M., Padovan‑Hernandez, Y., … Dölen, G. (2023)
- Safety of ibogaine administration in detoxification of opioid-dependent individuals: a descriptive open-label observational study. Addiction, 117(1), 118–128. Knuijver, T., Schellekens, A., Belgers, M., Donders, R., van Oosteren, T., Kramers, K., & Verkes, R. (2022)
- Psychedelic treatment for trauma-exposed US Special Operations Forces Veterans: A pilot study of ibogaine and 5-MeO-DMT. Chronic Stress, 4, 2470547020939564. Davis, A. K., Averill, L. A., Sepeda, N. D., Barsuglia, J. P., & Amoroso, T. (2020)
- Ibogaine treatment outcomes for opioid dependence from a twelve‑month follow‑up observational study. American Journal of Drug and Alcohol Abuse, 43(4), 379–385. Mash, D. C., Kuehne, M., & Wilkinson, A. (2017)
Ayahuasca
(Banisteriopsis caapi e Psychotria viridis)
Formula chimica: C₁₂H₁₆N₂
Classificazione: Psichedelico classico (DMT); triptamina; attivo per via orale solo in combinazione con IMAO.
Fonte vegetale: DMT è presente in Psychotria viridis o Diplopterys cabrerana.
β-carboline (da Banisteriopsis caapi): armina, armalina e THH non sono psichedelici classici, ma composti psicoattivi oneirogeni e IMAO-A che rendono il DMT oralmente attivo
Tempo di azione (Inizio degli effetti): 20–60 minuti.
Picco degli effetti: 1–2 ore
Storia
L’Ayahuasca è una bevanda psicoattiva tradizionale originaria dell’Amazzonia, utilizzata da secoli – e secondo alcune fonti anche da millenni – nelle pratiche medicinali, spirituali e rituali di diverse popolazioni indigene, tra cui i Huni Kuin, Yawanawá, Shipibo-Conibo e Asháninka, tra Brasile, Perù e Colombia.
Il termine “ayahuasca” deriva dalla lingua Quechua, in cui aya significa “spirito” e wasca significa “vite” o “liana”; può quindi essere tradotto come “liana degli spiriti” o “vite dell’anima” – un riferimento sia agli effetti visionari sia alla pianta Banisteriopsis caapi, uno degli ingredienti principali.
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La preparazione classica dell’Ayahuasca combina due piante:
- Banisteriopsis caapi, una liana contenente β-carboline attive (armina, armalina, tetraidroarmalina), che inibiscono l’enzima MAO-A e rendono il DMT oralmente attivo
- Psychotria viridis, una foglia che contiene N,N-dimetiltriptamina (DMT), un potente psichedelico naturale
In alcune regioni (es. Colombia ed Ecuador), si utilizza anche Diplopterys cabrerana (chagropanga o chaliponga), anch’essa contenente DMT in concentrazioni spesso più elevate.
A partire dagli anni ’50 e ’60, l’Ayahuasca ha attirato l’interesse di ricercatori occidentali, in particolare grazie al lavoro pionieristico dell’etnobotanico Richard Evans Schultes, seguito da esploratori culturali e scrittori come William S. Burroughs e Allen Ginsberg, che nel loro viaggio in Amazzonia narrarono l’incontro con questa pianta (vedi The Yage Letters).
Negli ultimi decenni, l’uso dell’Ayahuasca si è espanso a livello globale, con persone che viaggiano in America Latina per cerimonie tradizionali o partecipano a rituali organizzati anche in Europa, Nord America, Asia e Australia. Questo ha dato origine a un fenomeno noto come “turismo dell’Ayahuasca”, accompagnato da dibattiti su etica, appropriazione culturale e sostenibilità ambientale.
Contesto Antropologico
e Culturale
L’Ayahuasca è al centro delle pratiche spirituali e curative di numerose culture indigene dell’Amazzonia, tra cui gli Shipibo-Conibo, Asháninka, Huni Kuin, Yawanawá, Kichwa, Tukano, Inga e molti altri. A seconda del gruppo etnico e linguistico, la bevanda è conosciuta con diversi nomi tradizionali, tra cui: Uni (Yawanawá), Nixi Pae (Huni Kuin), Yagé (Inga, Cofán, Siona, e altri popoli della Colombia e Ecuador), Daime (nelle chiese sincretiche brasiliane del Santo Daime), Camarampi, Oasca, Natem (in altre lingue locali).
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Viene utilizzata in contesti rituali per scopi di guarigione spirituale e fisica, divinazione, comunicazione con gli spiriti, e nei riti di passaggio, come le cerimonie di iniziazione o di risoluzione dei conflitti. Tali pratiche rafforzano la coesione sociale e sono considerate fondamentali per il benessere collettivo della comunità.
Le cerimonie sono generalmente guidate da sciamani, curanderos o vegetalistas, che utilizzano icaros (canti sacri) per guidare l’esperienza visionaria, proteggere i partecipanti e facilitare il lavoro di guarigione.
L’Ayahuasca è considerata una pianta-maestra o alleato spirituale, in grado di facilitare l’accesso a dimensioni invisibili, offrendo insegnamenti profondi sulla vita, la salute, i traumi, e l’equilibrio con la natura.
Espansione e nuove forme d’uso:
A partire dagli anni 1930–1950, sono emerse forme sincretiche di uso dell’Ayahuasca, inizialmente in Brasile:
- Chiese sincretiche, come il Santo Daime (fondato da Raimundo Irineu Serra nel 1930) e la União do Vegetal (UDV) (fondata nel 1961 da José Gabriel da Costa), che combinano elementi del cristianesimo, delle religioni afro-brasiliane e della spiritualità indigena.
- Queste chiese sono riconosciute legalmente in Brasile e in alcuni altri Paesi.
Negli ultimi decenni, l’Ayahuasca è diventata parte di un fenomeno globale:
- Ritiri spirituali e centri terapeutici si sono moltiplicati in America Latina, Europa e Nord America, accogliendo persone in cerca di guarigione psicologica, trasformazione personale, cura da dipendenze o esperienze spirituali profonde.
- Questi contesti variano ampiamente in approccio, etica e preparazione.
Farmacologia
- Classificazione principale: Psichedelico enteogeno
- L’ayahuasca è considerata uno psichedelico classico per via del suo contenuto in DMT, e viene anche definita enteogeno in contesto antropologico e spirituale, poiché è tradizionalmente usata per “generare l’esperienza del divino”.
Meccanismo d’azione combinato:
- DMT (N,N-dimetiltriptamina): Agisce come agonista parziale dei recettori serotoninergici 5-HT2A, responsabili della maggior parte degli effetti psichedelici. Interagisce anche con altri recettori (5-HT1A, sigma-1, TAARs).
- Inibitori delle monoamino ossidasi (MAO-A): Le β-carboline contenute nella Banisteriopsis caapi (armina, armalina, THH) bloccano temporaneamente la degradazione del DMT, rendendolo attivo per via orale.
Nota: senza β-carboline, il DMT verrebbe inattivato prima di raggiungere il cervello.
Neuroimaging: mostra effetti simili a LSD e psilocibina – aumento della connettività funzionale, ridotta attività del default mode network (DMN), maggiore flessibilità neurocognitiva.
Effetti principali:
- Alterazioni percettive: L’ayahuasca induce visioni complesse, forme geometriche, colori intensificati, e una percezione alterata del tempo, dello spazio e del sé. Questi effetti sono attribuiti principalmente all’azione del DMT sui recettori 5-HT2A, in sinergia con le β-carboline.
- Introspezione profonda: Molti partecipanti riportano un’emersione di contenuti psichici profondi, come ricordi repressi, emozioni non elaborate, e riflessioni esistenziali. Questo effetto è alla base dell’uso terapeutico dell’ayahuasca per l’elaborazione di traumi, lutti e dipendenze.
- Esperienze spirituali: Comunemente descritti sentimenti di unità, connessione con la natura, l’universo o entità spirituali, e un forte senso del sacro. Tali esperienze sono spesso descritte come trasformative e sono al centro dell’uso tradizionale e sincretico della bevanda.
- Purificazione fisica ed emotiva (“la purga”): È frequente l’insorgenza di nausea, vomito, diarrea, tremori o sudorazione, interpretati in molte culture indigene come parte di un processo di “pulizia energetica” o “liberazione spirituale”. Questo processo è vissuto come parte integrante dell’esperienza di guarigione.
Rischi e Benefici
Benefici:
- Depressione: Studi clinici randomizzati e osservazionali suggeriscono che l’ayahuasca può ridurre rapidamente i sintomi depressivi, anche in casi resistenti al trattamento convenzionale.
- Ansia e PTSD: L’ayahuasca ha mostrato potenziale nel ridurre ansia generalizzata e nel favorire l’elaborazione di traumi complessi, compreso il PTSD, se somministrata in contesti strutturati.
- Elaborazione emotiva: Le esperienze indotte possono facilitare l’accesso a emozioni represse, la rielaborazione di ricordi dolorosi e la liberazione di blocchi psichici, anche in assenza di una diagnosi clinica formale.
- Crescita personale e spirituale:
- Aumento della consapevolezza e dell’empatia: I partecipanti riferiscono spesso un aumento della riflessione interiore, della comprensione di sé stessi e degli altri, e una maggiore apertura emozionale.
- Senso di connessione: L’ayahuasca è spesso descritta come catalizzatrice di sentimenti profondi di unità, connessione con la natura, e significato esistenziale.
Rischi:
- Reazioni psicologiche avverse: Possibilità di reazioni intense o negative, come ansia acuta, panico, paranoia, disorientamento emotivo, riemersione di traumi non elaborati. Più probabili in soggetti vulnerabili o in ambienti non sicuri.
- Interazioni farmacologiche: IMAO presenti nell’ayahuasca possono interagire con:
- Antidepressivi serotoninergici (SSRI, SNRI, MAOI, TCA) → rischio di sindrome serotoninergica.
- Ansiolitici e antipsicotici → interazioni neurochimiche imprevedibili.
- Sostanze stimolanti → rischio cardiovascolare aumentato.
- Anestetici e simpaticomimetici.
- Problemi di salute preesistenti: Controindicata in persone con disturbi cardiaci, epilessia o gravi disturbi mentali come schizofrenia.
- Contesto non controllato: Rischio aumentato se la cerimonia non è condotta da facilitatori esperti o in un ambiente sicuro.
- Dosi elevate: Aumentano il rischio di effetti indesiderati.
Nota: Partecipare solo a cerimonie guidate da professionisti qualificati, con valutazione medica preventiva.
Protocolli di Somministrazione e Processo
Preparazione
- Dieta e Astinenza:
- Spesso viene consigliata una dieta speciale prima della cerimonia, evitando cibi grassi, alcol, droghe e alcuni farmaci.
- In alcuni casi viene suggerita astinenza da attività sessuali, per preparare corpo e mente.
Cerimonia
- Guida Spirituale:
- Contesto di assunzione e ambiente:
- Spazio sicuro e confortevole, spesso decorato con simboli spirituali.
- Uso di musica, canti (icaros) e strumenti per guidare l’esperienza.
- Partecipanti:
- I gruppi possono variare da poche persone a decine, a seconda del contesto.
- Somministrazione:
- L’Ayahuasca viene bevuta in una o più dosi durante la cerimonia.
Integrazione
- Competenza medica:
- Medici con esperienza in tossicologia, cardiologia o medicina d’urgenza.
- Formazione specifica:
- Nelle culture indigene amazzoniche, la formazione di uno sciamano richiede anni di apprendistato rigoroso, con diete rituali (dietas), isolamento nella foresta, studio approfondito delle piante maestre e trasmissione orale attraverso canti sacri (icaros).
- Conoscenza approfondita degli effetti farmacologici e dei protocolli di sicurezza.
- Supporto psicoterapeutico:
- Terapeuti formati nella gestione di esperienze psichedeliche e nell’assistenza a pazienti con dipendenze.
Stadio di Approvazione e Organizzazioni Coinvolte
Stato legale
- Zona grigia legale:
- L’Ayahuasca non è universalmente regolamentata. In molti Paesi manca una legislazione specifica sulla bevanda, ma viene vietata de facto per la presenza di DMT, classificata come sostanza controllata nella Convenzione ONU del 1971.
- Illegale in alcuni Paesi:
- Paesi come Francia, Regno Unito, Svezia e Italia (di fatto) considerano l’Ayahuasca illegale perché contiene DMT, senza distinguere tra sintesi chimica e preparati naturali.
- Con il Decreto del Ministero della Salute del 23 febbraio 2022 (Gazzetta Ufficiale n. 61 del 14 marzo 2022), sono state inserite nella Tabella I del D.P.R. 309/1990 l’Ayahuasca, le piante Banisteriopsis caapi e Psychotria viridis, oltre agli alcaloidi harmine, harmaline e DMT.
- Eccezioni religiose:
- In Paesi come Brasile, Perù e Colombia, l’uso dell’Ayahuasca è legale in contesti religiosi tradizionali.
- Negli Stati Uniti, la Suprema Corte (2006) ha concesso un’esenzione legale alla União do Vegetal (UDV) e al Santo Daime, riconoscendo l’uso religioso protetto dal First Amendment.
- Studi in Corso: Negli ultimi due decenni si è sviluppato un crescente interesse scientifico per il potenziale terapeutico dell’Ayahuasca, in particolare per:
- Depressione resistente al trattamento
- Disturbo da stress post-traumatico (PTSD)
- Disturbi da uso di sostanze (alcol, tabacco, cocaina)
- Numerosi studi sono stati condotti o sono in corso in Brasile, Spagna, Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera, Germania e Paesi Bassi.
approfondisci
Organizzazioni Coinvolte:
- ICEERS (International Center for Ethnobotanical Education, Research and Service) – Spagna:
- ONG con sede a Barcellona.
- Promuove uso sicuro, informato ed etico dell’Ayahuasca e di altre piante sacre.
- Pubblica studi osservazionali, manuali per facilitatori e report legali.
- Partner accademico in numerose ricerche (es. Ayahuasca Treatment Outcome Project).
- Università e Centri di Ricerca:
- Universidade Federal do Rio Grande do Norte (UFRN) – Brasile:
- Studi clinici su Ayahuasca per la depressione resistente al trattamento.
- Università di São Paulo (USP) – Brasile:
- Ricerca su neuroimaging e psicofarmacologia.
- Università Complutense di Madrid (UCM) – Spagna:
- Studi sugli effetti neuropsicologici dell’Ayahuasca e del DMT.
- Università di Maastricht – Paesi Bassi:
- Studi su microdosing e farmacologia psicoattiva.
- Università di Girona / ICEERS:
- Studi su cerimonie e benessere mentale.
- Johns Hopkins University & NYU Langone – USA:
- Studi osservazionali su uso spirituale e impatti a lungo termine.
- Universidade Federal do Rio Grande do Norte (UFRN) – Brasile:
- Onaya Science:
- ONG fondata da ricercatori, terapeuti e indigeni.
- Studia pratiche di guarigione amazzoniche.
- Promuove il riconoscimento (non la validazione) delle medicine tradizionali.
Ricerche inerenti e bibliografia
- Rapid antidepressant effects of the psychedelic ayahuasca in treatment-resistant depression: a randomized placebo-controlled trial. Psychological Medicine, 49(4), 655–663. Palhano-Fontes, F., Barreto, D., Onias, H., Andrade, K. C., Novaes, M. M., Pessoa, J. A., Mota-Rolim, S. A., Tófoli, L. F., de Oliveira, L. G., Silva-Junior, A. A., & Araújo, D. B. (2019)
- A systematic review on the therapeutic effects of ayahuasca. Plants, 12(13), 2573. MDPI. Rocha, J. M., Osório, F. L., dos Santos, R. G., & Hallak, J. E. C. (2023)
- Human pharmacology of ayahuasca: Subjective and cardiovascular effects, monoamine metabolite excretion, and pharmacokinetics. Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics, 306(1), 73–83. Riba, J., Rodríguez-Fornells, A., Urbano, G., Morte, A., Antonijoan, R., Montero, M., & Barbanoj, M. J. (2003)
- Ayahuasca: pharmacology, safety, and therapeutic effects. CNS Spectrums, 30(1), 1–10. Almeida, R. N., Galvão, A. C. M., Silva, E. A., Silva, T. C., Palhano-Fontes, F., Maia-de-Oliveira, J. P., de Araujo, D. B., & Ribeiro, S. (2022)
- Ceremonial Ayahuasca in Amazonian Retreats – Mental Health and Epigenetic Outcomes From a Six-Month Naturalistic Study. Frontiers in Psychiatry, 12, 624396. Ruffell, S. G. D., Netzband, N., Tsang, W., Davies, M., Butler, M., Rucker, J. J. H., Tófoli, L. F., Dempster, E. L., Young, A. H., Morgan, C. J. A. (2021)
- Rapid antidepressant effects of the psychedelic ayahuasca in treatment‑resistant depression: a randomized placebo‑controlled trial. Psychological Medicine, 49(4), 655–663. Palhano‑Fontes, F., Barreto, D., Onias, H., Andrade, K. C., Novaes, M. M., Pessoa, J. A., … Araújo, D. B. (2019)
- Antidepressant effects of a single dose of ayahuasca in patients with recurrent depression: a preliminary report. Revista Brasileira de Psiquiatria, 37(1), 13–20. Osório, F. L., Sanches, R. F., Macedo, L. R., Maia‑de‑Oliveira, J. P., Wichert‑Ana, L., de Araujo, D. B., Riba, J., Crippa, J. A. S., & Hallak, J. E. C. (2015)
- Ayahuasca. La liana degli spiriti. Il sacramento magico-religioso dello sciamanismo amazzonico – Walter Menozzi (2013).
LSD
(Dietilammide dell’Acido Lisergico)
Formula chimica: C₂₀H₂₅N₃O
Classificazione: Psichedelico classico – triptamina ergolina
Tempo di azione (inizio degli effetti): 30–90 minuti
Picco degli effetti: 4–6 ore
Storia
L’LSD, o dietilammide dell’acido lisergico, è un potente psichedelico sintetizzato per la prima volta nel 1938 dal chimico svizzero Albert Hofmann presso i laboratori Sandoz di Basilea. Hofmann stava studiando derivati dell’acido lisergico, isolato dal fungo della segale cornuta (Claviceps purpurea), quando sintetizzò la 25a variante: LSD-25.
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Nel 1943, Hofmann risintetizzò la sostanza e, inavvertitamente, ne assorbì una piccola quantità attraverso la pelle, sperimentando effetti psicoattivi imprevisti. Il 19 aprile dello stesso anno assunse volontariamente 250 microgrammi di LSD, segnando il primo “trip” documentato della storia. L’episodio, noto come Bicycle Day, prende il nome dalla famosa pedalata che fece per tornare a casa durante l’esperienza.
Negli anni ’50 e ’60, l’LSD fu oggetto di oltre 1.000 studi clinici sul trattamento di disturbi psichiatrici come alcolismo, depressione e ansia. Ricercatori come Stanislav Grof, Humphry Osmond e Sidney Cohen ne evidenziarono il potenziale terapeutico. Parallelamente, figure come Timothy Leary e Richard Alpert (Ram Dass) promossero l’LSD per la trasformazione della coscienza, influenzando profondamente la controcultura.
A causa delle preoccupazioni legate all’uso ricreativo e alla sua associazione con il movimento hippie, l’LSD fu messo al bando negli Stati Uniti nel 1968, e successivamente incluso nella Schedule I del Controlled Substances Act nel 1970, con una rapida estensione della proibizione in tutto il mondo. Esperimenti segreti condotti dalla CIA nell’ambito del Progetto MK-Ultra contribuirono alla sua reputazione controversa.
Contesto Antropologico
e Culturale
L’LSD ha avuto un impatto significativo sulla cultura occidentale nel XX secolo. Negli anni ’60, divenne un simbolo della controcultura, associato al movimento hippie, alla Summer of Love del 1967 e alle proteste contro la guerra del Vietnam. L’uso dell’LSD era spesso collegato alla ricerca di esperienze spirituali, alla liberazione personale e all’esplorazione della coscienza.
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Artisti, musicisti e scrittori furono influenzati dall’LSD, contribuendo ad una visione psichedelica nell’arte e nella musica. Band come i Beatles, i Grateful Dead e i Pink Floyd, registi e attori come Federico Fellini e Cary Grant, poeti e scrittori come William Burroughs e Allen Ginsberg trassero ispirazione dalle esperienze psichedeliche per creare opere innovative.
Nonostante la sua stigmatizzazione, l’LSD continuò a essere utilizzato in ambienti underground finché, a partire dagli anni 2000, la comunità scientifica ha ricominciato a interessarsi alla sostanza, tanto che oggi l’LSD è oggetto di nuovi studi clinici che ne esplorano l’uso in psicoterapia per varie condizioni mentali.
Farmacologia
- Classificazione principale: Psichedelico classico (ergolina)
- Proprietà psichedeliche: L’LSD è noto per indurre potenti effetti psichedelici, tra cui alterazioni percettive, emotive e cognitive. Può provocare sinestesia, distorsioni temporali e profonde esperienze spirituali o mistiche.
Meccanismo d’Azione:
- Meccanismo d’azione: L’LSD agisce principalmente come agonista dei recettori serotoninergici 5-HT2A nel cervello. Questa interazione altera la trasmissione della serotonina, un neurotrasmettitore chiave nella regolazione dell’umore, della percezione e della cognizione. L’LSD agisce anche come agonista di alcuni recettori dopaminergici (D1 e D2).
Effetti principali:
- Alterazioni percettive: modifiche nella percezione visiva (colori intensificati, forme geometriche), uditiva e tattile.
- Cambiamenti emotivi: aumento dell’empatia, dell’introspezione e della sensibilità emotiva.
- Esperienze cognitive: pensiero divergente, insight profondi, senso di connessione con l’universo.
- Distorsione del tempo e dello spazio: sensazione che il tempo scorra più lentamente o più rapidamente, percezione alterata delle distanze.
Rischi e Benefici
Benefici:
- Potenziale terapeutico:
- Trattamento della depressione e dell’ansia: studi preliminari suggeriscono che l’LSD, in contesti controllati, può aiutare a ridurre i sintomi di depressione e ansia, soprattutto in pazienti con malattie terminali.
- Alleviamento delle cefalee a grappolo: alcune ricerche indicano che l’LSD può ridurre la frequenza e l’intensità di questi mal di testa debilitanti.
- Promozione della creatività e della crescita personale: può facilitare l’introspezione e aiutare le persone a superare blocchi emotivi o creativi.
Rischi:
- Reazioni psicologiche avverse:
- Ansia e panico: l’LSD può provocare esperienze angoscianti o spaventose, note come “bad trip”.
- Esacerbazione di disturbi mentali: controindicato in individui con schizofrenia, psicosi o predisposizione a disturbi psicotici.
- Disturbi Persistenti della Percezione (HPPD):
- In rari casi, possono verificarsi flashback o alterazioni percettive persistenti dopo l’uso dell’LSD.
- Effetti fisici:
- Aumento della frequenza cardiaca, della pressione sanguigna, dilatazione delle pupille, sudorazione.
- Interazioni con farmaci:
- Può interagire con alcuni farmaci psichiatrici o altre sostanze, potenziando o alterando gli effetti.
- Dosi elevate: il consumo di LSD in dosi elevate aumenta il rischio di sperimentare gli effetti indesiderati.
È fondamentale che l’LSD, in contesti di ricerca o terapeutici, sia somministrato in un ambiente controllato, sotto la supervisione di professionisti qualificati, per garantire la sicurezza del partecipante.
Protocolli di Somministrazione e Processo
Negli studi clinici moderni, l’LSD viene utilizzato in combinazione con la psicoterapia, seguendo protocolli rigorosi per massimizzare i benefici terapeutici e minimizzare i rischi.
Struttura del Trattamento:
- Sessioni di Preparazione:
- Numero di sedute: generalmente 2–3 incontri prima della sessione con LSD.
- Obiettivi:
- Costruire una relazione di fiducia tra il paziente e il terapeuta.
- Preparare il paziente all’esperienza psichedelica.
- Stabilire intenti e obiettivi terapeutici.
- Sessione Terapeutica con LSD:
- Durata: circa 8–10 ore.
- Ambiente: setting sicuro, tranquillo e confortevole, spesso personalizzato per mettere a proprio agio il paziente.
- Supporto terapeutico: presenza continua di uno o due terapeuti per offrire sostegno emotivo e guida durante l’esperienza.
- Sessioni di Integrazione:
- Almeno 2–3 incontri dopo la sessione.
- Obiettivi:
- Aiutare il paziente a elaborare e comprendere le esperienze vissute.
- Integrare gli insight nella vita quotidiana.
- Sviluppare strategie per mantenere i benefici ottenuti.
Formazione dei Terapeuti:
- Formazione specifica nella terapia assistita da psichedelici.
- Competenze cliniche nella gestione di stati alterati di coscienza.
- Conoscenza approfondita dell’LSD e dei suoi effetti.
- Adesione a protocolli etici e linee guida internazionali per la ricerca con sostanze psichedeliche.
Stadio di Approvazione e Organizzazioni Coinvolte
- Ricerca Clinica in Corso:
- Dopo decenni di restrizioni, c’è un rinnovato interesse scientifico per l’LSD.
- Studi clinici di Fase 1 e 2 stanno esplorando il suo potenziale terapeutico in diverse aree.
- La ricerca clinica sull’LSD è in crescita e sta esplorando il suo potenziale terapeutico per trattare depressione, ansia (inclusa quella esistenziale nei pazienti terminali), dipendenze e disturbi dell’umore.
- Non ancora approvato per uso terapeutico:
- L’LSD rimane una sostanza controllata nella maggior parte dei Paesi e non è approvato per uso medico.
- Studi in corso: negli ultimi anni si è assistito a una rinnovata ondata di ricerca clinica sull’LSD, dopo decenni di restrizioni. Gli studi si concentrano principalmente su: Depressione resistente al trattamento, Ansia associata a malattie terminali, Disturbo da uso di sostanze (incluso alcol e tabacco),Disturbo d’ansia generalizzato, Potenziale per stimolare creatività e benessere psicologico.
- Studi sono in corso in Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Paesi Bassi e altri Paesi europei, promossi da università, enti non-profit e fondazioni per la scienza psichedelica.
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Organizzazioni Coinvolte:
- MAPS (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies):
- Organizzazione no-profit che supporta la ricerca clinica e la formazione terapeutica sull’uso di sostanze psichedeliche, incluso l’LSD.
- Università di Basilea (Svizzera):
- Centro leader negli studi clinici su LSD, in particolare per il trattamento dell’ansia in pazienti terminali e studi dose-risposta su volontari sani.
- Imperial College London (Regno Unito):
- Conduce studi pionieristici sugli effetti neurobiologici dell’LSD in collaborazione con la Beckley Foundation.
- Beckley Foundation:
- Organizzazione britannica che promuove la ricerca scientifica e il dialogo sulle politiche delle droghe.
- Ha guidato studi innovativi su LSD, inclusi i primi studi di neuroimaging su soggetti umani.
Ricerche inerenti e bibliografia
- Pharmacological and non‑pharmacological predictors of the LSD experience in healthy participants. Translational Psychiatry, 14(1), Article 357. Vizeli, P., Studerus, E., Holze, F., Schmid, Y., Dolder, P. C., Ley, L., Straumann, I., Becker, A. M., Müller, F., Arikci, D., & Liechti, M. E. (2024)
- Pharmacological and non-pharmacological predictors of the LSD experience in healthy participants. Psychopharmacology, 241(1), 101–114. Holze, F., Duthaler, U., Vizeli, P., Müller, F., Borgwardt, S., & Liechti, M. E. (2024)
- Lysergic Acid Diethylamide–Assisted Therapy in Patients With Anxiety: Open‑Label Prospective 12‑Month Follow‑Up. The British Journal of Psychiatry, 225(3), 362–370. Holze, F., Gasser, P., Müller, F., Strebel, M., Vizeli, P., Ley, L., Dolder, P., & Liechti, M. E. (2024)
- Lysergic acid diethylamide (LSD) for the treatment of anxiety disorders: Preclinical and clinical evidence. CNS Drugs, 37(9), 733–754. Inserra, A., Piot, A., De Gregorio, D., & Gobbi, G. (2023)
- Therapeutic Use of LSD in Psychiatry: A Systematic Review of Randomized‑Controlled Clinical Trials. Frontiers in Psychiatry, 10, Article 943. Fuentes, J. J., Fonseca, F., Elices, M., Farré, M., & Torrens, M. (2020)
5-MeO-DMT
(5-metossi-N, N-dimetiltriptamina; mebufotenina)
Formula chimica: C₁₃H₁₈N₂O
Classificazione: psichedelico classico (triptamina serotoninergica)
Tempo di azione: breve (generalmente 15–45 minuti per via inalatoria)
Picco degli effetti: molto rapido (da secondi a minuti, se inalata)
Storia
La 5-MeO-DMT (5-metossi-N, N-dimetiltriptamina) fu sintetizzata per la prima volta nel 1936 dal chimico giapponese Toshio Hoshino insieme a Kenjiro Shimodaira, nell’ambito di studi sulle triptamine sostituite. All’epoca non vi era ancora un interesse psichedelico in senso moderno: la sostanza fu inizialmente descritta in letteratura chimica come nuovo derivato indolico (relativo alla profumazione).
Negli anni ’50 la molecola fu identificata come composto naturale presente in alcune piante (ad esempio specie del genere Anadenanthera e Virola) e successivamente nelle secrezioni cutanee di alcuni rospi, in particolare Incilius alvarius (precedentemente classificato come Bufo alvarius).
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Negli anni ’60-’70, nel contesto della ricerca psichedelica nordamericana, la 5-MeO-DMT iniziò a circolare in ambienti sperimentali e psiconautici. Lo psiconauta e ricercatore indipendente Alexander Shulgin ne descrisse gli effetti in modo dettagliato nel volume TiHKAL (1997), contribuendo alla sua diffusione nella cultura psichedelica contemporanea.
A partire dagli anni 2000, la sostanza è stata progressivamente oggetto di interesse scientifico e clinico, soprattutto per la rapidità d’azione e la brevissima durata rispetto ad altri psichedelici classici. Negli ultimi anni aziende biotech e gruppi accademici hanno avviato programmi clinici per la depressione resistente al trattamento (TRD) e altri disturbi dell’umore, utilizzando formulazioni sintetiche standardizzate (GMP), distinte dall’uso di secrezioni animali. Nota etica e ambientale: l’aumento di popolarità del cosiddetto “toad medicine” ha generato problemi di sfruttamento e stress ecologico per Incilius alvarius. In ambito clinico e di ricerca si utilizza esclusivamente 5-MeO-DMT di sintesi, evitando l’impiego di secrezioni animali.
Farmacologia
La 5-MeO-DMT è un agonista dei recettori serotoninergici, con affinità significativa per:
- 5-HT1A
- 5-HT2A
La combinazione tra potente attività serotoninergica e farmacocinetica molto rapida spiega il suo profilo caratteristico:
- insorgenza quasi immediata (per via inalatoria)
- esperienza intensa e breve
- rapido ritorno allo stato basale
Rispetto alla DMT (N, N-dimetiltriptamina), la 5-MeO-DMT tende a produrre meno contenuti visivi strutturati e una maggiore probabilità di esperienze di dissoluzione dell’ego o stati non-duali.
Effetti soggettivi
Gli effetti possono includere:
- dissoluzione dell’identità personale (“ego dissolution”)
- alterazione profonda della percezione di spazio e tempo
- stati di coscienza descritti come mistici o unitivi
- intensa attivazione emotiva
- senso di “vuoto totale”
L’esperienza è spesso descritta come estremamente intensa, anche a dosi relativamente basse.
Rischi e riduzione del danno
Rischi psicologici
- Ansia acuta o panico
- Esperienze destabilizzanti
- Possibile riacutizzazione in soggetti con storia di psicosi o disturbo bipolare
- Rischi fisici
- Aumento transitorio di pressione arteriosa e frequenza cardiaca
- Nausea e vomito
- Perdita di controllo motorio o cadute in assenza di supervisione
Interazioni
Particolare cautela con:
- MAOI (inibitori delle monoamino ossidasi)
- SSRI/SNRI o altri farmaci serotoninergici
- Altre sostanze psicoattive
L’associazione con MAOI può aumentare intensità, durata ed il rischio di tossicità serotoninergica.
Potenziale terapeutico
Negli ultimi anni sono stati pubblicati studi clinici preliminari che suggeriscono:
- Riduzione rapida dei sintomi nella depressione resistente al trattamento (TRD)
- Profilo di tollerabilità generalmente favorevole in contesti controllati
- Possibile efficacia anche dopo singola somministrazione
Sono attualmente in corso programmi di sviluppo clinico di Fase 2 avanzata e preparazione alla Fase 3 per TRD (Depressione Resistente al Trattamento).
Tuttavia:
I campioni studiati sono ancora relativamente piccoli I dati di follow-up a lungo termine sono limitati
Sono necessari studi randomizzati su larga scala
Stadio di sviluppo clinico
Attualmente sono in sviluppo formulazioni sintetiche standardizzate per uso clinico, principalmente per la depressione resistente al trattamento (TRD).
Alcuni programmi hanno ricevuto designazioni regolatorie accelerate (es. Breakthrough Therapy Designation negli Stati Uniti).
La sostanza non è approvata per uso medico al di fuori di studi clinici.
Ricerche inerenti e bibliografia
- Exploring 5-MeO-DMT as a pharmacological model for deconstructed consciousness. Neuroscience of Consciousness. 2025(1):niaf007. Timmermann C, Sanders JW, Reydellet D, Barba T, Luan LX, Angona ÓS, Ona G, Allocca G, Smith CH, Daily ZG, Mason NL, Kloft-Heller L, Kuchar M, Janeckova L, Palenicek T, Erritzoe D, Ramaekers JG, Carhart-Harris RL, Uthaug MV. (2025)
- A phase 1/2 trial to assess safety and efficacy of a vaporized 5-methoxy-N,N-dimethyltryptamine formulation (GH001) in patients with treatment-resistant depression. Front Psychiatry. Jun 20;14:1133414. Reckweg JT, van Leeuwen CJ, Henquet C, van Amelsvoort T, Theunissen EL, Mason NL, Paci R, Terwey TH, Ramaekers JG. (2023)
- Clinical pharmacology and therapeutic potential of 5-methoxy-N,N-dimethyltryptamine (5-MeO-DMT). Journal of Psychopharmacology. Reckweg JT, Uthaug MV, Szabo A, Davis AK, Lancelotta R, Mason NL, Ramaekers JG. (2022)
- 5-methoxy-N,N-dimethyltryptamine (5-MeO-DMT) used in a naturalistic group setting is associated with unintended improvements in depression and anxiety. Am J Drug Alcohol Abuse. 45(2):161-169. Davis AK, So S, Lancelotta R, Barsuglia JP, Griffiths RR. (2019)
